L’attualità del desueto sostantivo italiano che indica la mela e la frutta è emersa con la “scoperta” delle correlazioni tra vocaboli e illustrazioni di un erbario padovano del XIV secolo con i nomi comuni e dialettali e le denominazioni botaniche delle piante

La trama del romanzo celebre – intitolato IL NOME DELLA ROSA con esplicita allusione alle idee dei filosofi dell’antichità e del medioevo sul linguaggio umano – è evocativa degli studi e delle esperienze giovanili dell’autore, nel 1971 all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna fondatore del Dipartimento DAMS / Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo. Nomen omen, Umberto Eco da ragazzo recitava nella compagnia del teatro di Alessandria (città piemontese) in cui a Natale va in scena LA DIVOTA CUMEDIA. Questa singolare rappresentazione sacra che narra la storia per secoli tramandata oralmente in monferrino (dialetto del Monferrato) è una fantasiosa eppure fedele interpretazione dello ”spirito” del Natale ed espressione della più longeva tradizione italiana, il presepe (presepio) che Francesco d’Assisi ha inventato a Greccio nel 1223 e la natività tra il 1303 e la natività il 1305 raffigurata nell’affresco dipinto alla Cappella degli Scrovegni di Padova da Giotto ispirandosi, oltre ai Vangeli e testi religiosi, teologici e francescani, anche a IL FISIOLOGO, risalente al periodo tra il II e III secolo d.C. e scritto da un anonimo alessandrino (città egiziana), che descrive le simbologie di animali e piante emblematici e in cui sono state riscontrate delle analogie con il primo erbario di cui si conserva conoscenza, il DE MATERIA MEDICA di Dioscoride.

DUE POMI LEGGENDARI

Il vocabolo pomo, in passato ricorrente e da molto tempo invece desueto nelle conversazioni quotidiane e nei testi di cronaca o letteratura, in Italia viene ancora pronunciato e scritto in riferimento alla prominenza laringea (sporgenza della cartilagine tiroidea), un carattere morfologico distintivo dei maschi e detto pomo d’Adamo evocando una punizione divina, la biblica “cacciata” dell’umanità dall’Eden, conseguita al peccato originale, la disobbedienza dell’uomo primordiale che, ammaliato da Eva, mangiò una mela proibita e un boccone gli era rimasto incastrato in gola. Curiosamente, il significato originale dell’antico sostantivo come “il nome della mela” nella lingua italiana si conserva e tramanda in quello del mitologico pomo della discordia con cui la perfida Eris aizzò Era, Atena e Venere a contendersi il titolo di più bella dea dell’Olimpo, aggiudicato da Paride consegnando il trofeo dorato a forma di mela alla prescelta, la dea dell’amore che in cambio del favore prometteva al giovane principe-pastore che sarebbe stato amato dalla donna più bella del mondo, e proprio questa preferenza fu la causa leggendaria della guerra di Troia.

Il lemma pomo in italiano forma due parole composte: il nome di un “ramo” della botanica, la pomologia, e un sostantivo singolare, pomodoro (il cui plurale, pomodori anziché pomidoro, rivela che se ne è dimenticata l’origine), indicante l’ortaggio che, curiosamente, è detto tomato in America da dove proviene, in quasi tutti i paesi del mondo e in Veneto, nei cui dialetti invece il vocabolo pomo si usa ancora e conserva il significato originario, come nel lessico latino, di mela e ogni frutto, ossia frutta, inoltre di melo o albero fruttifero.

LA GENESI DI EUGANEO E PATAVINO, DUE TOPONIMI EMBLEMATICI

L’appellativo euganei che denomina i colli svettanti nella campagna tra Padova e Bologna ricorda il nome latino della popolazione indigena che, in antichità, abitava nei territori tra le Alpi e l’Adriatico. Come nel nome personale Eugenio, letteralmente “ben-nato” e metaforicamente “di buona razza” o “nobile”, il suffisso eu [ευ] significa “buono” e il tema verbale gan / gen [γην] si riferisce ai concetti di “nascita”, “origine” e “generare > genesi, genitore, generazione (unigenito, primogenito, secondogenito,…) e genetica”. Il territorio euganeo adesso è circoscritto in quello padovano, o patavino [Dizionario Etimologico della Lingua Italiana – vol. 4 / O-R, pag. 891] da Patàvium, il nome in latino del capoluogo, anticamente denominato Pàva, Pàdua e, come tuttora nei dialetti veneti, Pàdoa.

La leggenda eziologica narra che Padova fu fondata da un esule di Troia, il principe Antenore, il cui compagno Opsicella si stabilì nella vicina Monselice, sita a equidistanza tra Padova e Bologna e prossima ad Arquà, dimora elettiva del poeta, filosofo e filologo Francesco Petrarca e il 2° borgo nella classifica dei più belli d’Italia, e a Este, cittadina di origine degli estensi, una stirpe di obertenghi infeudata in loco nel X secolo, celebre come quella dei signori di Ferrara, i cui antenati si chiamavano Azzo(ni) e da cui discende il sovrano regnante in Belgio dal 1995.

Un epicentro della pianura detta padana perché percorsa dal fiume Po, in latino Padus, Padova è la città da cui si propagò il pre-umanesimo, come oggi testimoniano i suoi patrimoni artistici e culturali. Tra i “tesori” patavini spiccano: la Cappella degli Scrovegni affrescata da Giotto; l’Università degli Studi dove il pisano Galileo Galilei elaborò le proprie teorie sulla “gravità dei corpi”, costruì – insieme all’artigiano Marcantonio Mazzoleni -strumenti per la misurazione dei fenomeni fisici terrestri e per l’osservazione dei “corpi celesti” e pose le basi del metodo scientifico moderno; l’Orto Botanico, il primo giardino accademico del mondo, dove ancora oggi si ammira la palma di S. Pietro “messa a dimora” nel 1585 e che Goethe osservò “dal vivo” nel 1786 e nel 1790 descrisse nel Saggio sulla metamorfosi delle piante.

TANTE SPECIE DIFFERENTI, CIASCUNA CON MOLTI NOMI

La comparazione tra denominazioni botaniche e nomi comuni e dialettali delle piante coltivate e spontanee che oggi vegetano nella campagna alle pendici dei Colli Euganei è possibile perché si dispone degli strumenti idonei, anche indispensabili, senza i quali l’analisi non avrebbe validità scientifica e rilevanza euristica. Proprio in quest’area infatti in epoche differenti e lontane – il medioevo, la modernità e il presente – è stata elaborata la documentazione che permette di distinguere ciascuna varietà. Le rilevazioni svolte in questi anni dai ricercatori dell’Università degli Studi di Padova forniscono elenchi delle piante “residenti” in loco mediante la taxa, definizione tassonomica, di ciascun esemplare, e ciò permette di confrontare il nome scientifico delle piante con quello comune in lingua italiana e nel lessico locale – padovano / patavino – accademico e popolare. Inoltre confrontando le antiche raffigurazioni con fotografie e video si possono osservare analogie e differenze tra le varietà di “nuova generazione” e le loro “antenate”.

Molte piante che oggi nascono spontaneamente o vengono coltivate nelle aree rurali della provincia di Padova sono descritte e illustrate nelle pagine dell’ERBARIO CARRARESE composto nella seconda metà XIV secolo (tra il 1390 e il 1404), il cui testo in padovano (o patavino) è la traduzione del LIBER SERAPIONIS risalente al XII secolo, e nei fascicoli della raccolta enciclopedica POMONA ITALIANA, compilata nella prima metà del XIX secolo (dal 1817 al 1839) quando la nazione era in formazione e la sua futura lingua non era ancora parlata e scritta “comunemente”, bensì da una cerchia di persone, i letterati e gli scienziati. Parole e locuzioni che per secoli sono state le differenti lingue delle varie popolazioni residenti in molteplici città e territori italiani ora sono il mosaico di dialetti, tanti e con variegate sfumature, di plurime comunità territoriali, che si identificano come tali in base a due o più “criteri anagrafici” corrispondenti anche alle “gradazioni” delle sfumature linguistiche dei “pittoreschi” dialetti caratteristici e distintivi di ogni regione, provincia, città e borgo del Bel Paese.

Nel World Atlas of Languages (Atlante mondiale delle lingue) sono catalogate 8.324 lingue parlate e “morte”. Delle 1.863 attualmente in uso più del 40% sono a rischio d’estinzione mentre proprio la conoscenza della biodiversità dipende anche dalla vitalità delle culture e tradizioni di cui le lingue-madri sono lo strumento espressivo e con cui si saldano i legami tra le comunità e i territori e tra le civiltà umane e la Madre Terra.

IPBES – Sustainable Use of Wild Species Assessment / taxa, practices & types of use of wild species

Si dispone di molte testimonianze per il riscontro di similitudini, differenze ed evoluzioni morfologiche delle piante, coltivate e selvatiche, che in passato vivevano e nel presente vegetano nella campagna della provincia padovana. Registri e mappe catastali costituiscono la principale documentazione su conformazione e suddivisione amministrativa di un territorio e proprio i cataloghi e le carte degli agri patavini sono tra i più antichi ed estesi del mondo. Ciò perché dai tempi dei romani nella circoscrizione padovana la terra veniva coltivata in poderi assegnati ai coloni con il sistema della centuriazione, cioè mediante un’equa spartizione dei lotti, tutti della stessa area la cui superficie veniva delimitata con criteri metodici da periti esperti nei calcoli per la misurazione dei terreni agricoli, i gromatici, antesignani dei geometri. Le fotografie aeree hanno confermato ciò che la storiografia e l’archeologia hanno rilevato “sul campo”, cioè che le tracce della morfologia del passato sono tuttora visibili in quella attuale dei campi del territorio. Molti dati sulle specie vegetali sono raccolti metodicamente e sistematicamente verificati con criteri scientifici dai ricercatori dell’Università di Padova, l’ateneo che un gruppo di studenti provenienti dall’Alma Mater di Bologna hanno fondato nel 1222 e in cui dal 1545 è coltivato il primo “giardino accademico” del mondo, l’Orto Botanico patavino, in cui dal 1835 hanno sede un Museo Erbario con Biblioteca, dall’UNESCO annoverato tra i siti “patrimonio dell’umanità” e a cui dal 2014 è annesso un Giardino della biodiversitàLe rilevazioni recentemente effettuate a cura dei centri di ricerca dell’ateneo patavino forniscono molte informazioni che permetteranno ad agronomi, botanici, naturalisti, ecologisti e ambientalisti di analizzare, ciascuno dalla propria prospettiva, tanti aspetti di ogni esemplare esaminato e, così, di ciascun “campione”. Intanto tali indagini hanno appurato che in alcuni terreni “area campione” degli agri patavini vive una numerosa popolazione di specie vegetali differenti, confermando ciò che chiunque può osservare empiricamente nel paesaggio rurale del territorio percorrendo gli itinerari escursionistici della serie Cicloculturando proposta dall’ateneo patavino e attraversando le aree del Parco Regionale dei Colli Euganei.

Curiosamente il toponimo euganei evoca il nome della popolazione indigena che in antichità abitava nei territori tra Alpi e Adriatico, l’attuale Veneto, probabilmente deriva dal greco che insieme al latino e al fenicio – ora lingue morte – ha plasmato le civiltà del vecchio mondo mediterraneo, così il lessico della cultura “classica” che, a sua volta, ha conformato il linguaggio scientifico moderno, tra cui la tassonomia botanica. E proprio nell’erbario detto carrarese perché composto a Padova tra il 1390 e il 1404 per l’ultimo signore della dinastia che governava la città ininterrottamente dal X secolo, i fiori, le erbe, i frutti e le piante del territorio sono raffigurati con immagini vivide e descritti con i vocaboli del lessico in passato e tuttora parlato nelle stesse località dove, nell’anno dell’8° centenario dalla fondazione dell’ateneo, i ricercatori dell’Università di Padova hanno identificato numerose piante, tante che il loro elenco documenta l’esistenza di un patrimonio di biodiversità che arricchisce e ravviva quello della Terra… un rigoglioso Eden palpitante nel “cuore” degli agri patavini, un meraviglioso “regno” di Flora, Cerere e Pomona prosperante nella campagna euganea.

FRUTTI, PIANTE  E  FIORI DELL’AGER PATAVINO ALLE PENDICI DEI COLLI EUGANEI NEL LESSICO IDIOMATICO E ICONOGRAFICO DI ERBARIO CARRARESE E POMONA ITALIANA: COMPARAZIONE DELLE DESCRIZIONI E ILLUSTRAZIONI D’EPOCA TRA LORO E CON LE CORRISPONDENTI DENOMINAZIONI BOTANICHE IN INTERNATIONAL PLANT NAMES INDEX

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